Ebbi modo di correre con Lella Lombardi nel 1966 con le monoposto di F.875 Monza. Corse che avvenivano sia in gare diurne che notturne. A Monza ed a Vallelunga.

Questa formula, propedeutica, non abituava certamente a controllare le grandi potenze ma aveva il notevole pregio di abituare i piloti a gestire le corse considerando la presenza continua di gruppi di vetture con i cui piloti vi era un reiterato confronto in pista e, perciò, occorreva costantemente gestire il prosieguo della gara con lucidità e freddezza stante la grande possibilità di creare incidenti che, peraltro, erano abbastanza frequenti a causa dei non pochi piloti un po’ esuberanti.

Queste erano monoposto particolari in quanto derivanti da una giardinetta Fiat dalla quale traevano tutte le componenti essenziali per cui, ad esempio, l’impianto frenante era notevolmente sopra dimensionato in relazione al fatto che la monoposto F Monza aveva una massa di soli 400 Kg e questo implicava un uso attentissimo nelle frenate al limite per il rischio di bloccaggi e quindi di trasformare l’attrito volvente in radente con conseguenze evidentemente negative. Altresì il rapporto peso potenza non era un gran che, praticamente un HP per 10 Kg di massa, e ciò implicava una particolare attenzione di guida onde non disperdere energia in inutili derapate o quant’altro.

Senza dilungarmi molto in problematiche tecniche fuorvianti nel caso di specie ma che sono, tuttavia, il prodromo per poter asserire che queste monoposto non davano la maggior resa con piloti irruenti, bensì con piloti riflessivi abituati a risolvere con freddezza e professionalità tutte le situazioni di gara, in continuo divenire con il procedere dei giri. Mi piace rilevare che la Lella aveva tutte quelle caratteristiche necessarie perché un pilota potesse avere un seguito nella attività professionale, cosa poi accaduta a questa singolare ragazza, pilota automobilistica.

La ricordo come una ragazza apparentemente minuta e fragile ma, in realtà, era una persona determinata a fare delle corse automobilistiche il suo motivo di essere.

La Lella era di una finezza, di una grazia e di una gentilezza estreme ma, comunque, determinata con ostinazione a perseguire gli scopi che si era prefissata ad onta delle terribili difficoltà che tale professione implicava ed implica tutt’oggi.

Quando in gara vedevo la monoposto n. 29 a me vicina, sapevo che era la Lella e ciò mi rendeva molto tranquillo poiché la presenza e la vicinanza in pochi metri di un pilota con la testa da vero professionista era motivo per me di gustare la gara che si stava consumando sotto le ruote!

Queste monoposto, già da allora, avevano comportamenti non sempre antropometrici per  cui i corpi dei piloti erano assoggettati a forze che comportavano tensioni in più distretti, ad esempio, spalle, braccia e schiena. I piloti più preparati e reattivi erano quelli più “palestrati” e con un apparato psichico e neurologico perfetti.

La Lella aveva, evidentemente, tutte queste caratteristiche considerando che nella sua interessante carriera è riuscita ad arrivare alla  formula uno, effettuando in tale categoria una dozzina di gare e forse più, con il primato di essere stata l’unica donna, in tutta la storia della massima categoria, ad ottenere un punteggio nel mondiale piloti e che, anche per questo, è entrata nella storia del campionato mondiale di formula uno.

Maria Grazia Lombardi, chiamata Lella, ora corre negli interspazi siderali dell’Universo infinito ma sono certo che laddove sulla Terra vi è una pista, un rombo di motori ed un profumo di pneumatici e di olio bruciati, là la cara Lella è presente nella ricordanza di un tempo che fu e per il quale ebbe duramente a lottare con successo!


Fabrizio Viscardi è un pilota che ha corso F.875 MONZA ALLA VARIANTE JUNIOR – ANNO 1966 SCUDERIA JOLLY CLUB MARIO ANGIOLINI, gara in cui era presente anche Lella Lombardi.